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Nov

La crudeltà che attanaglia i bambini. 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Per anni sono state le donne violentate, uccise, schiavizzate, prostituite, offese e discriminate ad essere chiamate in causa il 25 novembre. Si è sempre detto loro: “Denunciate, reagite!”, quasi fosse il loro silenzio la causa del proprio male. Ora le donne denunciano, si ribellano alla violenza e alla sottomissione, ma il prezzo che pagano comprende anche la morte. La violenza di genere è quindi una questione di uomini assai più che di donne!

Non si tratta solo di brutte storie fra uomini e donne, perché ci sono troppe vittime collaterali in queste così diffuse relazioni crudeli! Penso ai bambini,  figli di quei padri che si comportano in modo così spietato verso le loro madri. Sono giovanissimi esseri umani feriti nell’anima, che condividono empaticamente con le loro mamme un destino che dovrebbe essere risparmiato a chiunque. Una paura, una sofferenza e una rabbia indimenticabile li attanaglierà tutta la vita. Cosa potranno pensare da grandi della famiglia, dell’amore, delle donne e degli uomini che vivranno intorno a loro? Saranno in grado di essere felici e fiduciosi, si innamoreranno, sapranno cosa significa il bene reciproco, la tenerezza e la gioia?  Quale tormento accompagnerà per tutta la vita i figli del femminicidio e della violenza di genere?

La violenza sulle donne, il 25 novembre e tutti i giorni dell’anno, è un fatto grave, che ricade anche sugli amici, sui colleghi, sui figli e sui genitori sia delle vittime che dei carnefici. E’ un dovere universale porvi rimedio. Da sole le donne non possono fare molto di più, è necessario che gli uomini facciano la loro parte. Agire separatamente non ha né senso né efficacia, perché la violenza di genere non è un problema femminile, bensì sociale.

Elena Merazzi