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Fino Mornasco, 8 marzo tutto l'anno. Donne in prima pagina

Fino Mornasco, Dom, 05/03/2017
La visione della donna e dei suoi ruoli sociali è stata costruita attraverso il pensiero, il desiderio, il potere degli uomini, che le donne stesse, nel tempo, hanno interiorizzato. Gli anni del femminismo hanno dato vita ad un percorso di ricerca di proprie, diverse identità, per sottrarsi ad un destino precostituito culturalmente.La consapevolezza di sé che ne è derivata, la libertà di decidere della propria vita, le conquiste ottenute sono stati grandi passi in avanti del mondo femminile.
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8 marzo 2017.

 Né puttane, né madonne, siamo donne” diceva uno slogan  del movimento femminista negli  anni settanta. Una breve frase  contro gli stereotipi che, nel senso comune, davano una rappresentazione sbrigativa e maschilista delle identità femminili. La visione della donna e dei suoi ruoli sociali è stata costruita attraverso il pensiero, lo sguardo, il desiderio, il potere degli uomini sulle donne, che le donne stesse, nel tempo, hanno interiorizzato. Gli anni del femminismo hanno dato vita ad un  percorso di ricerca di proprie, diverse  identità, per sottrarsi ad un destino precostituito culturalmente.

La consapevolezza di sé che ne è derivata, la libertà di decidere della propria vita, le conquiste ottenute sono stati grandi passi in avanti del mondo femminile. Ma può bastare, quando ogni giorno assistiamo ai numerosi  femminicidi, stupri, violenze e abusi verso le donne in paesi di avanzata civiltà come il nostro? E perché il corpo femminile venduto come merce per la soddisfazione sessuale maschile viene ritenuto una normalità, dato che si tratta di una pratica  antica? Il pensiero universale è tuttora fondato su basi maschili; è ancora consolidato su presupposti materiali e culturali che negano, nei fatti, l'emancipazione femminile. La prostituzione tollerata e classificata tra le normalità, ad esempio, è invece una rappresentazione di sottomissione della donna all'uomo. Non esiste parità tra colui che paga e colei che viene pagata per uno squallido servizio.

L'amica Elena Merazzi scrive “....definirei la prostituzione una schiavitù, perché di questo si tratta; la definirei  madre della violenza di genere. Pagare una donna non autorizza, non sminuisce la gravità del rapporto sessuale “comperato”. Parlare della prostituzione come del mestiere più antico del mondo legittima la compravendita delle bambine  sin dai tempi più antichi? Nascondere l'acquisto delle donne in luoghi appartati, risolve il problema morale ed umano? Far pagare le tasse alle lavoratrici del sesso può renderle cittadine di serie A?” Possiamo non vedere che di questo “mestiere più antico del mondo “ approfittano trafficanti che si appropriano della volontà, della libertà, della vita di giovani donne?”

Non sono solo i trafficanti  i bruti che praticano la tratta. I loro complici sono  coloro che richiedono donne da consumare obnubilando la loro coscienza, il dolore  e la violenza subita da quelle donne. Possiamo far tacere anche noi la coscienza, dato che non sembra possibile alcun intervento? Tra i “mestieri” più antichi del mondo c'è il ladrocinio, la violenza, i delitti, le guerre e gli stupri dei vincenti..., che vengono giustamente stigmatizzati. Ecco, si vorrebbe almeno che si dicesse, che la pratica della prostituzione  rappresenta  un grado particolare di inciviltà, soprattutto in un'epoca in cui la sessualità non è più un tabù.

L'8 marzo è una data importante per noi donne: festeggiamo, ricordiamo le nostre conquiste, con uno sguardo alle tante cose che ancora vorremmo cambiare.

 Pubblicato da Elena Merazzi

 

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