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La mia intervista ad Ileana Alesso e Gianni Clocchiatti. "La sfida della semplicità" Milano, 8 novembre 2017

Da qualche anno questo sito ospita mensilmente la rubrica "Fronte Verso". Lo scopo di questo network è nobile: "Perché le parole “non siano un privilegio”, vogliamo dimostrare che è possibile scrivere e parlare di argomenti complessi, in questo caso giuridici, anche in maniera chiara e semplice dimostrando che è possibile farsi comprendere utilizzando un linguaggio accessibile, pur senza rinunciare al rigore e alla completezza dei concetti."

 

Mercoledi 8 novembre si terrà a Milano alla sala del Grechetto a Palazzo Sormani  il convegno sul tema : “Il diritto al linguaggio responsabile: la sfida della semplicità”.

 

Il convegno è promosso da FronteVerso, un network interdisciplinare di professionisti e di esperti di varie discipline che accettano la sfida di contribuire alla accessibilità del diritto e condividono il valore di una comunicazione responsabile. Il convegno è organizzato insieme alle Associazioni Donne Giuriste Italia, Sezione di Milano, ed Eticrea.

 

Mediapartner del Convegno è ORA LEGALE  

 

Intervisto l’avvocata milanese Ileana Alesso, fondatrice, insieme a Gianni Clocchiatti,  del network FronteVerso .

 

Perché questo convegno?

Perché le parole “non siano un privilegio”, vogliamo dimostrare che è possibile scrivere e parlare di argomenti complessi, in questo caso giuridici, anche in maniera chiara e semplice dimostrando che è possibile farsi comprendere utilizzando un linguaggio accessibile, pur senza rinunciare al rigore e alla completezza dei concetti. Sin dal 2013 FronteVerso, con la sua newsletter mensile, riscrive “a fronte” le sentenze in modo chiaro e comprensibile a tutti e, per completezza, pubblica “a verso” il testo originario. L’idea condivisa con Gianni Clocchiatti, co-autore del libro “Con parole semplici. Leggi, etica e cittadinanza ” edito da Melampo, è diventata un progetto ed oggi è un network a cui partecipano professionisti ed esperti di varie discipline che accettano la sfida di contribuire all’accessibilità del diritto e condividono il valore di una comunicazione responsabile.

Come mai questo sodalizio con “Ora legale”, quest’asse tra Milano e Bari?

 

Con i colleghi baresi abbiamo trovato subito grande sintonia. Conosco da tempo l’avvocata Anna Losurdo consigliere nazionale forense di Bari e lei mi ha invitato a parlare di FronteVerso alla trasmissione Ora legale condotta da Saverio Regano ed Enzo Varricchio. Ci siamo trovati molto bene perché condividiamo il bisogno di contribuire ad un avvicinamento tra i tribunali e i cittadini. Così alcuni componenti di Ora legale sono entrati a far parte del network di FronteVerso e saranno ospiti a Milano durante il convegno. Ora legale è molto organizzata e affidabile nella comunicazione e quindi l’abbiamo scelta come mediapartner dell’evento.

 

Cos’è per voi una comunicazione responsabile?

 

Si parla molto oggi della necessità di una comunicazione efficace. Affermazione certamente importante e nel contempo incompleta. L’attenzione è posta sempre più sul contenuto, sulla prestazione. Ci si dimentica che la comunicazione è soprattutto relazione tra persone che si parlano, si ascoltano, si contraddicono, cercano un accordo. La comunicazione è attenzione, è prendersi cura della relazione con l’altro e la medesima attenzione la pretendiamo per noi. La responsabilità è reciproca, nel dire e nell’ascoltare, nel comprendere e nel domandare. Se la comunicazione efficace è una gara con sé stessi per eccellere, la comunicazione responsabile è un gioco di squadra dove si vince insieme quando stabiliamo una relazione di rispetto, sapendo che è destinata a influenzare il contesto, a cambiarlo, influenzandosi reciprocamente 

 

Tuttavia a volte un linguaggio tecnico è indispensabile, altrimenti si rischia di banalizzare il contenuto del discorso.

 

Lasciamo il linguaggio specialistico agli specialisti nei loro contesti e per i loro usi e condividiamo con tutti gli altri i contenuti ed il senso della conoscenza, utilizzando un linguaggio semplice. Certo, per quanto possibile, poiché a volte ci sono effettivamente delle parole difficilmente traducibili con un termine comune corrispondente; tuttavia con un po’ d’impegno la “scrittura curiale” potrebbe essere abbandonata e si potrebbe ricorrere a una scrittura accessibile a tutti. E’ una sfida che andrebbe proposta in qualunque campo: non soltanto nella giustizia, ma anche nel campo della medicina e delle scienze.

 

In questo convegno infatti partecipano esperti che provengono da campi diversi, oltre agli avvocati, un medico, un imprenditore, un consulente aziendale, docenti universitari.

 

Certo, è proprio questa la novità. La questione interessa e coinvolge tutti, al di là delle specializzazioni e delle professioni. Chi non ha mai provato l’impulso di mandare a quel paese l’informatico che snocciola il suo tecnologico sapere mentre noi, persi in un universo parallelo, capiamo meno di niente? Chi non ha provato il medesimo impulso verso quei medici che ci rovesciano addosso il loro criptico linguaggio mentre il nostro problema rimane desolatamente irrisolto? La cosa divertente è che ribalta i suoi perversi effetti su tutti, nessuno escluso. L’informatico prima o poi si recherà da un medico e questi magari avrà bisogno di consultare un avvocato che ovviamente…. Ed il gioco continua all’infinito. Il linguaggio specialistico, con la scusa della competenza tecnica e della precisione scientifica, genera distanza e diseguaglianza tra le persone, in ogni campo. Tuttavia è possibile cambiare. Gherardo Colombo afferma nella sua prefazione al nostro libro “Con parole semplici”:  “nella letteratura sono state scritte pagine comprensibili a tutti su questioni anche estremamente complesse, sono stati magnificamente descritti sentimenti, azioni, storie, ad esempio: Dostoevskij. Se la narrativa riesce ad esprimere in modo semplice qualunque cosa, perché non provare a sollecitare, a stuzzicare i giudici, affinché si impegnino un po’ per esprimersi in un modo comprensibile a tutti? La questione ha molto rilievo anche sotto il profilo sociale, perché l’uso specialistico della parola allontana il cittadino dalla giustizia, per lui difficilmente comprensibile, e questo genera, anche nell’avvocatura, una lontananza, che diventa poi soggezione e sfocia infine nella sfiducia”.

 

Quindi è possibile per voi scrivere leggi e sentenze e parlare un linguaggio giuridico che si al contempo preciso e comprensibile?

Cito ancora Gherardo: “Chi ha scritto la Costituzione nel 1947 l’ha scritta in un modo estremamente chiaro e già questa volontà di chiarezza è un’indicazione forte della intenzione democratica. La Costituzione indica attraverso sé stessa qual è il linguaggio che deve essere utilizzato, un linguaggio comprensibile a tutti”. Qual miglior esempio? Peraltro anche l’Unione Europea nel 2009 ha ribadito all’Italia il dovere di scrivere le leggi in modo chiaro, così che i suoi destinatari le possano comprendere. Mi piace citare questa frase di Bruno Munari, un artista e un designer che ha fatto la storia: “Complicare è facile, semplificare è difficile. Tutti sono capaci di complicare. Pochi di semplificare. Per complicare basta aggiungere tutto ciò che si vuole. Per semplificare invece bisogna togliere e per farlo bisogna sapere cosa togliere. Togliere invece che aggiungere vuol dire riconoscere l’essenza delle cose e comunicarle nella loro essenzialità.  E questa è anche la nostra sfida, quella che ha animato il convegno.