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May

Dal libro "Le Finesi si raccontano" - Una nuova vita, di Lorena Guadalupe Garcia

Un giorno mi è arrivata una lettera dalla mia madrina, in cui mi chiedeva di cominciare a risparmiare: chissà cosa intendeva! Un anno dopo, è arrivata una busta con un biglietto aereo per andare da lei in Italia. Ero felice al pensiero di viaggiare, la mamma invece era confusa. Aveva gli occhi pieni di lacrime, consapevole che mi sarei allontanata da lei. Capiva che sua figlia stava aprendo le ali per alzarsi in volo. Il mio papà non ha detto una parola, non so il perché.

Una nuova vita

 

di Lorena Guadalupe Garcia.

 

Ciao, mi chiamo Lorena Guadalupe e vi racconto un po' della mia vita. Adesso sono una donna, una moglie e  mamma di una bellissima bimba di sei anni. Sono nata e cresciuta in un paese povero: chi ha qualcosa in tasca va avanti con la sua vita senza farsi problemi. Invece chi non ha niente deve arrangiarsi. Sono nata e cresciuta da genitori umili: la mamma casalinga, papà faceva a volte il muratore, a volte il falegname. Ho tre fratelli, io sono la più piccola. Mi racconta la mamma che quando stavo per nascere il dottore le ha detto: “Signora, lei è in un travaglio ad alto rischio”. La mamma, che è molto credente nella Madonna di Guadalupe, la santa patrona del Messico, le ha promesso che se la figlia fosse nata bella e sana le avrebbe dato il suo nome. E così è stato.

 

Comincio a crescere. Prima compiere un anno,  mi sono ammalata di bronchite e sono stata portata al pronto soccorso, perché stavo quasi per morire.  Lì mi hanno subito dato l'ossigeno, ma non bastava e  allora mi hanno fatto un'iniezione nella gamba sinistra. Dopo un po’ di giorni, ho cominciato a riprendermi, ma la sorpresa è stata che quell'iniezione mi ha lasciato zoppa per tutta la vita. Avevo già cominciato a fare i primi passi e invece non riuscivo più a camminare. La mamma dice che io mi trascinavo per terra. Piano piano ho ricominciato a fare piccoli passi, ma per la mamma è stato un calvario di sofferenza.

 

Sono trascorsi  gli anni e ho cominciato ad andare all'asilo, per me era bello. Ricordo che la mamma mi preparava la divisa, a volte portavo la merendina, ma a volte no. Però, quando mi capitava di non portarla,  non chiedevo alla mamma  perché. La maestra chiedeva alle bambine della mia classe se potevano darmi un po' della loro: le bambine dicevano di sì. Che bello essere bambine, non c'è nulla al mondo di più bello. Quando si è bambini si gioca, si dorme. Ricordo che ho fatto quattro anni di asilo invece di tre, perché la mamma non aveva i soldi per prendermi qualcosa di carino per la festa dell'asilo. Anche l'anno successivo è successo lo stesso: la mamma non poteva comprarmi niente per la festa dell'asilo. Un giorno la maestra chiese alla mamma: “Perché Lupita non verrà alla festa dell'asilo?” La mamma disse che non può, però si vergognò di dire il perché. Dopo un po’ di giorni, la maestra  parla con la mamma: ”Ho preso questo tessuto, così Lupita potrà venire alla festa”. Tutti mi chiamavano Lupita, un diminutivo di Guadalupe. Quel giorno la mamma ha pianto, non so se di contentezza o di vergogna. Il giorno della festa io avevo addosso quel vestito rosa con cuoricini e fiorellini. Era così carino che è piaciuto tanto anche alle mie compagne. Io ero molto molto felice e tutte mi dicevano: “che bello il tuo vestito” 

 

L'anno successivo ho iniziato la scuola elementare. Ero felice però non sapevo cosa sarebbe avvenuto.  Ho cominciato bene le lezioni, ho fatto tante amicizie. Col passare dei mesi, è iniziata  per me una sofferenza: gli altri bambini, più grandi di me, cominciarono  a prendermi in giro, a dirmi: “Tu sei una zoppa!” e camminavano zoppicando come facevo io. Per me era un'offesa che mi faceva troppo male. Mi nascondevano lo zaino, me ne facevano di tutti i colori... Alla fine finivo per piangere. Quando la mamma veniva a prendermi, io cercavo il suo amore, la sua protezione e piangendo le raccontavo tutto. Lei mi diceva di non ascoltare: “Non sei così perché lo hai voluto tu, lascia stare, le parole le porta via il vento!”  In quel momento ero felice, mi sentivo protetta dalla mamma , però il giorno seguente vivevo la stessa angoscia. E così tutti i giorni. Crescevo  e i compagni cominciavano a prendermi in giro di meno. La mamma voleva proteggermi e lo ha fatto. Quale mamma non farebbe un sacrificio per proteggere il proprio figlio?

 

La mia infanzia è stata bella e brutta allo stesso tempo. Ricordo che tornavo dalla scuola, mi toglievo la divisa,  la mamma mi portava il cibo sul tavolo, io lo prendevo e andavo di corsa a casa della nonna per guardare la TV, che lei aveva mentre noi no. Mi diceva di non correre perché potevo far cadere il cibo. Invece io correvo per non fare tardi e non saltare una puntata dei cartoni animati che mi piacevano tanto.

 

Dopo la scuola superiore, avrei voluto continuare a studiare, però non c'erano le possibilità. Ho cominciato a lavorare il sabato e la domenica in un piccolo negozio di elettrodomestici: in settimana studiavo e durante il weekend lavoravo. Ho cominciato a comprare le mie cose e portavo un po' di spesa a casa. Alla sera giocavamo a nascondino coi miei fratelli e coi miei cugini, eravamo tutti felici. Ogni tanto andavamo al  mare. Che belli quei momenti vissuti insieme!

 

La mia madrina di battesimo mi scriveva ogni tanto. Un giorno mi è arrivata una lettera, in cui mi chiedeva di cominciare a risparmiare, così avrei potuto continuare a studiare e cominciare a viaggiare. Ho letto queste parole alla mamma: chissà cosa vorranno  significare... Un anno dopo, è arrivata una nipote della mia madrina e mi ha chiesto: “Sei tu Lorena?” Le ho risposto di sì. Mi ha dato una busta che conteneva un biglietto aereo. Con quel biglietto avrei dovuto andare dalla mia madrina in Italia. Ero felice al pensiero di viaggiare, la mamma invece era confusa. Aveva gli occhi pieni di lacrime, consapevole che mi sarei allontanata da lei, cosa che non avevo mai fatto fino ai miei 21 anni.  Mi disse: ”Figlia mia, io non posso dirti di sì, non posso dirti di no. Tu sei maggiorenne e saprai fare la scelta giusta”. Capiva che sua figlia stava aprendo le ali per alzarsi in volo. Il mio papà non ha detto una parola, non so il perché. Arrivato quel giorno, ho abbracciato forte forte i miei genitori, ma la mia decisione era già stata presa. Mia sorella era felice perché la mia scelta era per un futuro migliore.

 

E così sono arrivata in Italia, quindici anni fa. Non è stato facile arrivare in un paese  straniero, dove c’erano persone che non conoscevo, non sapevo come sarei stata trattata. Ma piano piano ho cominciato ad adattarmi. Sentivo la mancanza e il calore della mia famiglia. Avevo un problema fisico equando uscivo per la strada  mi sentivo gli occhi addosso, credevo che la gente mi fissasse. Pensavo: chissà, se in questo paese i dottori fanno errori come nel mio paese, se mi prenderanno in giro come nel mio paese. Ma  alla fine ho capito che in tutto il mondo esistono delle persone ignoranti che ti fanno sentire a disagio, che non sanno che la vita è come una roulette che gira...

 

Ricordo benissimo che un 23 aprile ho dormito con una ragazza per strada. Per me è stato un colpo duro, una caduta, però mi sono rialzata con più forza per andare avanti.

 

Col l'idioma non ho fatto troppa fatica, perché ho avuto l'opportunità di imparare un po' l'italiano prima di partire.

 

Ho trovato lavoro presso una famiglia, ho sofferto per questo lavoro, ma allo stesso tempo ho imparato tante cose, che poi mi sono servite. Ho lavorato in quella casa per quattro anni e l'ho lasciata quando la signora e il marito sono morti. Ho cercato un altro lavoro e l’ho trovato presso una famiglia che mi ha saputo accogliere come una sua componente e con la quale mi trovo tuttora benissimo.

 

Dal mio paese è arrivato il mio moroso: ero felice! Ci siamo ritrovati e poi ci siamo sposati. Dopo sette anni di matrimonio rimango incinta: è stata e lo è ancora una gioia immensa. Al quarto mese di gravidanza abbiamo saputo che avremmo avuto una femminuccia. Questa bimba ci ha riempito la vita di bei momenti: ci fa ridere, a volte ci fa arrabbiare, però con un suo sguardo finisce tutto in allegria. Mi piace passare del tempo con lei, sentirmi dire: “Mamma ti voglio bene” con quella voce dolce che ti fa sciogliere. L'amerò per sempre. Adesso che sono una mamma, capisco i tanti sacrifici che mia mamma ha fatto per me, per farmi crescere. Non potrò mai ringraziarla abbastanza.

 

Dopo quindici anni lontano dalla terra dove sono nata, vi sono tornata in vacanza. E' bello ritornare, ritrovare tutte quelle persone che un giorno hai lasciato.

 

A Fino Mornasco mi trovo bene, ho trovato delle belle persone.

 

Con questo piccolo racconto della mia vita ho voluto dimostrare che non è tutto oro ciò che luccica; che la vita non è sempre colorata di rosa; che la vita bisogna saperla vivere. La mia vita non è perfetta, però ho avuto anche dei momenti meravigliosi, quando è arrivata  mia figlia, che amo con tutta me stessa e ringrazio Dio per avermi dato una bella figlia come lei, amore della mamma!