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Mar

La Pazzea nel cuore, di Rosangela Barbieri, tratto dal libro "Le Finesi si raccontano 2"

Le piaceva raccontarci aneddoti del passato - come la storia del tasso, che aveva la sua tana sotto i grossi ‘scerish’ (serizzi) lungo le rive del Seveso e che pareva aspettasse Alberto ogni sera - o la storia della volpe, che era entrata più volte di notte nel pollaio ed aveva rubato parecchie galline. Con un velo di malinconia, le sembrava di rivedere la madre rientrare dalla campagna con la gerla e la ‘cavagna’, o il fratello con la ranza a tagliare l’erba o a “fa’ fen” nei campi.

La Pazzea nel cuore

 

Alma Giuseppina Cattaneo era una bambina dalle lunghe trecce. Conosciuta come “la Pina di Murné”, era nata alla Pazzea, un casale antico e ricco di storia situato su un’altura che domina la Valle dei Mulini, nel Comune di Fino Mornasco.

Agli inizi del Novecento la Pazzea era abitata da numerose famiglie di contadini e mugnai, essendoci diversi mulini nei dintorni alimentati dalle acque del Seveso; ve n’era uno anche ai piedi del casale, le cui macine giravano grazie alle acque della ‘rungia’, la roggia che scorreva proprio lì vicino. Acque pulite, alle quali le donne andavano ad attingere acqua e a lavare i panni. Una delle famiglie della Pazzea era quella di Angelo e Angela Cattaneo (che pur avendo lo stesso cognome non erano parenti tra loro): quando nel 1930 nacque Giuseppina, la famiglia contava già altri due figli: Elmina, di 16 anni e Alberto, di 10. Data la differenza di età, Elmina era per la sorellina come una seconda mamma e lei le è sempre stata affezionatissima.

Alla Pazzea erano molte le bambine e i bambini che di buon mattino s’incamminavano verso la scuola elementare, situata allora in centro paese. La strada da percorrere era davvero lunga e Giuseppina aveva un sogno: una bicicletta. Dovette desiderarla a lungo, ma finalmente un giorno ecco arrivare Alberto con una sorpresa: una bellissima bicicletta, nuova fiammante. Una gioia davvero grande, un momento da immortalare con una fotografia. Correva l’anno 1941.

 

Da allora, con quella bicicletta Pina ha percorso infinite volte le strade del paese: era il suo unico mezzo di trasporto, indispensabile dapprima per recarsi al lavoro, poi per accompagnare noi bambini all’asilo o a scuola seduti sul sellino, per andare a fare la spesa e tornare a casa con le borse appese al manubrio. La stessa bicicletta, inseparabile, per tutta la vita. In anni più recenti, scherzando, diceva che – una volta in disuso - avrebbe meritato un posto al Ghisallo* tanti erano i chilometri percorsi da quella sua amata bicicletta!

 

La sorella Elmina lavorava a casa come sarta, cucendo instancabilmente con le sue abili mani vestiti, gonne, camicette ed abiti da sposa, non mancando di confezionare anche qualche bella cravatta per i giovanotti della corte con i ritagli della seta pura che suo padre tesseva, con minuziosa perizia, su un telaio a mano. Anche il fratello Alberto lavorava in tessitura, mentre la madre si dedicava alla cura della casa e a tutte quelle attività domestiche che le donne di allora svolgevano quotidianamente, non senza fatica.

La vita nella corte della Pazzea scorreva serena, gli uomini si dividevano tra il lavoro al mulino ed il lavoro nei campi e nelle sere d’estate si ritrovavano seduti sui gradini di casa a chiacchierare o a fare qualche bella cantata in compagnia, dimenticando così per un momento la fatica e le preoccupazioni. C’era amicizia sincera tra le persone, tutti si aiutavano vicendevolmente e molti dei ricordi più belli di Pina sono legati agli anni trascorsi alla Pazzea. La festa più bella era al momento della mietitura, quando la trebbiatrice, “la macchina da batt”, entrava nella corte e tutti si riunivano in allegria dopo una lunga giornata trascorsa nei campi.  

Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale incise pesantemente sulla vita e sulle abitudini di tutti ed i ricordi del tempo di guerra sono rimasti fissati in modo indelebile nella memoria collettiva. Spesso, molti anni più tardi, Pina si soffermava a raccontarci delle vicende e delle persone che avevano attraversato con lei quei lunghi e difficili anni. Anche la morte del padre, avvenuta nel febbraio del ’44, contribuì a rendere ancora più triste quel periodo della sua giovinezza.

Alberto, terminata la guerra, riprese il suo lavoro di tessitore, facendosi anche carico dei lavori più gravosi in campagna. Pina iniziò a lavorare in una delle numerose tessiture che negli anni del secondo dopoguerra erano presenti a Fino Mornasco, insieme a molte altre ragazze sia della Pazzea che del paese. Anni di gioventù, di belle amicizie durate tutta la vita, di impegno e anche di sacrifici: ci si alzava all’alba e la strada da casa alla fabbrica era lunga e, soprattutto d’inverno, davvero faticosa.

Agli inizi degli anni Sessanta, dopo la morte della mamma, Pina si sposò, Alberto ed Elmina lasciarono la Pazzea per avvicinarsi al paese e qualche anno dopo anche Pina con Sergio e la piccola Rosangela li raggiunsero. Alberto venne a mancare improvvisamente e non ebbe la gioia di vedere il suo secondo nipotino, che di lì a due anni sarebbe giunto ad allietare la famiglia. In suo ricordo, e come allora si usava fare, al nuovo nato venne dato il nome di Alberto.   

Pina smise di andare a lavorare in tessitura per occuparsi della sua famiglia, e la sorella Elmina le era di grande aiuto, confezionando anche graziosi vestitini per i nipotini.

Spesso Pina andava a trovare le amiche rimaste alla Pazzea, accompagnando noi bambini a fare belle passeggiate in campagna. Le piaceva raccontarci aneddoti del passato - come la storia del tasso che aveva la sua tana sotto i grossi ‘scerish’ (serizzi) lungo le rive del Seveso e che pareva aspettasse Alberto ogni sera, quando lui, dopo il lavoro, attraversava il ponte per andare a fare una passeggiata e che qualche tempo dopo fu stanato dai cani dei cacciatori e fece purtroppo una triste fine – o la storia della volpe che era entrata più volte di notte nel pollaio in fondo alla corte ed aveva rubato parecchie galline. Con un velo di malinconia le sembrava di rivedere la madre rientrare a sera dalla campagna con la gerla e la ‘cavagna’, o il fratello con la ranza a tagliare l’erba o a “fa’ fen” nei campi.

Pur avendo lasciato la casa natía, Pina nutriva un grande affetto per i luoghi della sua giovinezza ed in particolare aveva nel cuore la chiesetta della Pazzea, dedicata a Sant’Antonio da Padova, del quale un bel quadro è conservato proprio sopra l’altare. Spesso, con la sua fedele bicicletta, si recava in visita per pregare e accendere un cero, ma anche per aiutare a tenere in ordine e conservare con devozione quanto in essa contenuto, riservando sempre uno sguardo affettuoso al volto della Madonna, la cui statua in legno è lì presente da moltissimi anni. Raccontava di quando lei e la sorella erano andate a Como in treno ad acquistare la statuetta di Gesù Bambino, e di come il treno quel giorno fosse così affollato da costringerla a fare tutto il viaggio con il Bambinello stretto tra le braccia per timore che lo potessero schiacciare e rompere… la stessa statuetta che, sin da allora ogni Natale viene esposta vicino all’altare per tutti coloro che desiderino andare a farle visita. E quanta emozione nella sua voce, ricordando le belle messe che venivano celebrate nella chiesetta in occasione del Santo Natale, alle quali tutti gli abitanti della corte e delle cascine vicine partecipavano con viva devozione, sfidando il freddo pungente.

 

Con il passare degli tempo i figli sono cresciuti, la sorella Elmina se n’è andata lasciando il posto ai nipotini che molti anni dopo sono venuti ad allietare la famiglia. Anche a loro, nonna Pina amava raccontare con la stessa passione la storia del tasso, della volpe, delle belle cantate in compagnia nelle sere d’estate, delle persone che hanno condiviso con lei parte del cammino, di quanto si sapesse essere felici con poco e di quanto profondo fosse per lei il legame con le proprie radici.

 

 

 

 

*Ghisallo: Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo, presso Magreglio (CO)

 

 

Foto:

Giuseppina con la bicicletta nuova – 1941

La classe III – 11 giugno 1939: Pina è la seconda bambina in piedi partendo da destra

Giuseppina a 18 anni

Giuseppina nel 1960

La Pazzea – veduta (anni ‘50)  

Pina nel 2005