19
Mar

Vincita a sorpresa, di Liliana Novati, dal libro "Le Finesi si raccontano 2"

Pina si appoggiò al bancone e respirò a fondo. Il cuore le batteva forte, se lo sentiva in gola. Ricontrollò ancora una volta il biglietto, sicura che il desiderio di vincere l’avesse ingannata. E invece no. Tra i numeri vincenti del Gratta e vinci c’era il 33. E proprio sotto al numero 33, dopo aver grattato con una monetina lo strato di alluminio, c’era quella piccola scritta magica che le aveva tolto il respiro: “hai vinto 10.000 euro”.

VINCITA A SORPRESA

Pina si appoggiò al bancone e respirò a fondo.  Il cuore le batteva forte, se lo sentiva in gola. Ricontrollò ancora una volta il biglietto,  sicura che il desiderio di vincere l’avesse ingannata.

E invece no. Tra i numeri vincenti del Gratta e vinci c’era il 33. E proprio sotto al numero 33, dopo aver grattato con una monetina lo strato di alluminio, c’era quella piccola scritta magica che le aveva tolto il respiro: “hai vinto 10.000 euro”.

Sentì le gambe cedere ma si riprese subito, non voleva farsi notare. Si affrettò a consegnare il biglietto vincente al tabaccaio.

- Provi a controllare. Non riesco ancora a crederci.

Il tabaccaio prese il biglietto, lo controllò e glielo restituì.

- Non ho vinto? Mi sono sbagliata?

Il tabaccaio sorrideva. - No, ha visto giusto -  le disse a bassa voce, per non attirare l’attenzione degli altri clienti. - Bel colpo, complimenti! Ma non le posso pagare io la vincita, deve andare in banca a depositare il biglietto. Stia attenta, non lo perda! -

Le spiegò cosa doveva fare e Pina si preoccupò. Erano le cinque del pomeriggio, la banca era chiusa. Avrebbe dovuto aspettare fino alla mattina successiva. Infilò il suo tesoro nella borsetta e si allontanò dal bancone. Per la fretta di andarsene urtò un uomo che si stava avvicinando.

“Mi scusi!” mormorò e alzò lo sguardo. Era un ragazzo dalla pelle scura, con un berretto di lana  rosso ben calcato sulla fronte. Il ragazzo la guardava fisso, sembrava volesse dirle qualcosa. “Un altro extracomunitario che chiede soldi” pensò lei. Non era razzista, proprio no, ma insomma, ormai ce n’erano troppi in giro. Non poteva dare soldi a tutti, e poi in quel momento non ci pensava proprio ad aprire la borsetta.

Facile essere fiduciosi quando non hai niente da perdere. Quei soldi inaspettati le servivano proprio. La lavatrice si era rotta, la caldaia andava sostituita… finalmente poteva affrontare quelle spese senza problemi. E dopo, perché no, avrebbe fatto una bella vacanza, magari un viaggio di quelli che aveva sempre sognato.

Strinse forte la borsetta tra le mani e scappò via. Non si fermò neanche al supermercato a fare la spesa, non vedeva l’ora di trovarsi al sicuro tra le mura di casa.

Mentre saliva sulla scala mobile per raggiungere il parcheggio si voltò, colta da un presentimento. Ai piedi alla scala, ben riconoscibile dal berretto rosso, c’era il ragazzo dalla pelle scura che la fissava. Continuò a guardarla per un momento, poi salì deciso sulla scala. Pina si spaventò. Non poteva essere un caso. Magari quel ragazzo l’aveva sentita parlare con il tabaccaio, pensò, magari l’aveva vista mettere il biglietto in borsetta, magari voleva derubarla… Di solito non era così sospettosa, ma con addosso diecimila euro quel dubbio era più che legittimo.

Corse fuori dal centro commerciale, si infilò nell’auto e si diresse veloce verso casa, controllando continuamente lo specchietto retrovisore.

Fu tranquilla fino all’ultimo semaforo. Non riuscì a passare con il giallo e quando si fermò la raggiunse una vecchia Panda malandata. Il conducente era proprio lui, berretto rosso e pelle scura.

Il dubbio a quel punto si trasformò in certezza, e la certezza in panico: la stava seguendo! Partì appena scattò il semaforo, seminò senza fatica la Panda che procedeva più lentamente, svoltò a destra, entrò nel parcheggio sotterraneo del suo condominio, si fermò e scese.  Per pochi secondi si illuse di essere in salvo, poi vide l’auto in lontananza. Stava imboccando l’ingresso del parcheggio.

In giro non si vedeva nessuno, ma l’ascensore era in movimento e Pina corse verso la porta. L’ascensore si fermò, le ante si aprirono e uscì il vicino del quarto piano. Si conoscevano di sfuggita, sapeva che era rimasto vedovo da poco. Amina, una ragazza che da qualche mese abitava nell’appartamento sopra al suo, gli cucinava e gli faceva le pulizie. Anche Amina aveva la pelle scura, ma a differenza del suo inseguitore era proprio una brava ragazza, seria e discreta.

- Signor Gino, la prego, mi aiuti! - Gli era andata vicino stringendo al petto la borsetta. L’uomo la guardò perplesso, colpito dal tono della sua voce. Pina si stupì di averlo chiamato per nome, di solito i loro rapporti erano corretti ma formali. Ma la paura, si sa, fa crollare le barriere…

- Signora Rossi, cosa succede? 

- Faccia qualcosa. Mi aiuti! - implorò lei.  C’è un ragazzo che mi segue, vuole rubarmi il biglietto!

- Cosa dice? Quale biglietto?

Convinta di essere di fronte al suo salvatore, Pina gli raccontò ogni cosa, del biglietto vincente in borsetta, del ragazzo che l’aveva urtata, che aveva capito tutto, che la stava seguendo e la voleva derubare.

- Un vincita? Ma è sicura? – Il signor Gino sembrava più preoccupato dei soldi che di salvarla dal ladro. ­­- Mi faccia vedere.

Quasi le strappò la borsetta dalle ­mani, frugò all’interno e prese il biglietto.

- Non ci posso credere! Diecimila euro! - Era diventato tutto rosso in viso. - Non è giusto! Io dovevo vincere, non lei. Gioco da tanti mesi e non ho mai vinto niente, non è giusto! Questo vincita spetta a me, non a lei!

Pina, allibita, era rimasta senza parole. “Non è possibile..  -  si disperò -  adesso svengo..”

Non ne ebbe il tempo. Improvvisamente di fianco a Gino era comparso il ragazzo dal berretto rosso e dalla pelle scura.

- Cosa fa? Non si vergogna? - gli  urlò in un italiano più che corretto. Quello colto di sorpresa si bloccò. Il ragazzo gli tolse a forza  biglietto e borsetta dalle mani  e li restituì a Pina.

L’uomo scappò via. Il ragazzo stava per inseguirlo ma vide Pina accasciarsi a terra e si fermò.

- Vuole che la porti al pronto soccorso?

- No, no, non è niente. Troppe emozioni tutte insieme…

Il ragazzo l’aiutò a rialzarsi. – Si sente bene?

- Sì, sì, grazie di avermi aiutata e.. mi scusi…

- E di cosa? Non doveva fidarsi di quell’uomo. Da quando è solo gioca e ha perso una fortuna. Non paga più nemmeno Amina.

- Perché, lei la conosce?

- Mi ha parlato di lei. Quando l’ ho vista dal tabaccaio l’ ho riconosciuta, volevo salutarla…  

- Ma scusi, lei chi è?

- Sono il fratello di Amina. Sono Ahmed,  il suo nuovo vicino.