19
Mar

L'arca di Noè, di Elena Merazzi, dal libro "Le Finesi si raccontano 2"

Fu subito indetta una riunione di famiglia fra gli umani: il fatto era gravissimo! Al tacchino fu dato un nome adatto al suo comportamento: Nerone. Irma ed Elena erano bambine, non volevano più avvicinarsi al pollaio, perché già da qualche tempo Nerone tentava di beccarle. Pina e Maria hanno appoggiato subito la decisione di Mario: era giunta l’ora che il bruto finisse in padella.

L’arca di Noè.

 

Sapete perché Noè portò sulla sua arca noi animali e non, per esempio, le cose più preziose che possedeva? Io sì, certo che lo so!

 

Tutti mi chiamano Americanella e sono una modesta gallina di piccola taglia. Non vorrei sembrarvi presuntuosa, ma sono praticamente certa di essere la preferita fra tutti gli animali che vivono qui, in via Garibaldi 199, dai Merazzi, per lo meno quella più coccolata dalla mia padrona Rosalia. Sono arrivata qui anni fa col mio compagno, un galletto dal piumaggio davvero bello. Mario mi ha regalato a Rosalia per il suo compleanno e devo dire che è stata un’idea azzeccata, visto quanto lei è stata contenta.

 

Gli umani che abitano in questa casa sono tutti amanti degli animali. Ognuno ha le sue preferenze: Rosalia preferisce le galline, Elena i gatti, Gloria Andrea e Gianmario i cani, Simone i pesci e gli anfibi, Maria gli uccellini, Mario i conigli, Luigi e Mario invece adorano occuparsi dell’orto e del giardino proprio con la stessa cura che gli altri dedicano agli animali. Rosalia, come dicevo, si dedica a noi con dedizione e amore, ci prepara cibi freschi e appetitosi procurati a chilometri zero e sovrintende alla pulizia della nostra casa, un ampio pollaio che ospita anche galline più grandi di me. In cambio, tutte le mattine può raccogliere le nostre uova, a meno che non si decida di covarle e allora la storia cambia. Ho notato subito che le altre mie amiche erano un po’ svogliate riguardo alla cova, per cui io ne ho approfittato covando anche le uova delle altre. Quando Rosalia se ne è accorta, mi ha subito preso in simpatia e così sono diventata la sua amica del cuore. A me è quindi sempre stato riservato un trattamento di riguardo e, visto che me lo merito, non mi importa se le altre mi guardano con distacco. Quel che mi preme veramente, è questo rapporto affettivo con la mia padrona.

 

Al contrario delle altre galline che alla sera devono rientrare all’interno del pollaio, io, se ne ho voglia, posso anche decidere di dormire sul ramo del pino, quello che Mario ha piantato per farci ombra d’estate. Di giorno, da questa posizione elevata mi risulta facile spiccare il volo e atterrare nell’orto e nel giardino, dove razzolo e trovo cibo di prima qualità: verdura fresca, lombrichi e maggiolini. Ovviamente le altre brontolano nel vedermi andare e venire a mio piacimento, ma io non me ne faccio un problema, questi sono i vantaggi della “preferita”. E’ stato il mio istinto materno a legarmi alla mia padrona. Io ho perso il conto di quante uova ho covato, lei no. Io allevo la prole con disciplina e grande attenzione e Rosalia ne va pazza. So di non correre rischi, perché mi ha promesso che non finirò mai in padella, ormai sono stata promossa al rango di animale d’affezione: sono la regina del pollaio.

 

Io ho sempre tenuto d’occhio tutta la zona, o così credevo! Per mia fortuna, dormendo sul ramo alto dell’albero, sono scampata ad un tragico destino. Una notte d’inverno, mentre tutte le altre dormivano, è arrivata una faina. Per me è stato un trauma vedere dall’alto quel film dell’orrore che non posso dimenticare! La predatrice è piombata come una serial killer sulle mie amiche, facendo una vera e propria strage, un’inutile carneficina, visto che non le servivano tutte quelle vittime per sfamarsi. Al mattino, Rosalia è rimasta sconvolta e mi ha chiamata in preda all’angoscia. Vedermi arroccata sul mio ramo viva e vegeta è stato per lei l’unica consolazione. Ma non poteva finire lì: doveva scongiurare il ripetersi di un delitto così grave. La notizia si è velocemente sparsa in tutto il vicinato: i nostri galli hanno cantato a squarciagola e gli umani si sono parlati, perché toccava a loro evitare il ripetersi di simili fatti di sangue. Nel giro di un paio d’ore si è presentato Alvaro, un cacciatore. Ha detto che avrebbe fatto il possibile per rendere più sicuro il pollaio e si è messo a seguire le orme che la faina aveva lasciato nella neve. Come sia andata a finire non lo so proprio, ma le notti che seguirono furono tranquille.

 

Un’estate, quella per me più divertente di sempre, Simone, aiutato da Andrea e Gloria, ha addestrato le galline ad un numero circense. Le mie amiche si sono divertite un sacco a volare su e giù da un trespolo appositamente allestito per l’occasione e si sono addirittura lasciate vestire con dei grembiulini confezionati dagli stessi bambini. Che squadra, che feeling fra loro! Si è venuta a creare una vera amicizia fra i piccoli umani e le galline più intraprendenti, tanto che anche la cagnolina Trudy, un po’ gelosa, non mancava mai alla sessione degli allenamenti. Elena ha filmato tutto  e ancora adesso gli umani rivedono quello spettacolo quando si ritrovano fra loro in occasione del natale.

 

Una vita serena non è cosa di tutti i giorni, ci sono alti e bassi. Un giorno di primavera, Mario è andato fino in Svizzera per comprare una coppia di tacchini da regalare a Rosalia e io ho immaginato che il tran tran quotidiano ne avrebbe risentito. Quando i due nuovi esemplari sono arrivati nel pollaio, tutti gli umani del 199 sono venuti ad ammirarli: erano belli, altezzosi, grandi e spettacolari, se paragonati al resto del pollame. Il maschio era un gigante, prepotente e territoriale, credeva di essere il grande capo, faceva la ruota con la sua bella coda e cantava gorgheggiando il suo “glu glu” a tutte le ore. Io me ne stavo per i fatti miei, non volevo guai con uno così grosso. Mi sono messa  a covare, così nessuno mi avrebbe dato fastidio. Le settimane sono passate, il tacchino è cresciuto ancora di più, sembrava un campione! Le uova si sono schiuse e io ho insegnato subito ai miei pulcini che dovevano starmi vicini il più possibile, non mi fidavo di quel bellimbusto, proprio neanche un po’! Avendo una nidiata appena nata, non ho ovviamente potuto andare a dormire sul ramo, tutto sommato il pollaio era più caldo, riparato e comodo per dei pulcini appena nati. Ma una notte, la più tragica della mia vita, il gigante ha deciso di attaccarci. Io ho tentato di proteggere i pulcini sotto le mie ali, ma il terrore ha generato un fuggi fuggi incontenibile. Il sanguinario ha ucciso molti dei miei pulcini a beccate. Io ero furiosa e allo stesso tempo in preda al panico, fino a quando, di primo mattino, Rosalia è venuta nel pollaio. Oh, che shock anche per lei, che dolore ha condiviso con me! Fu subito indetta una riunione di famiglia fra gli umani: il fatto era gravissimo! Al tacchino fu dato un nome adatto al suo comportamento: Nerone. Irma ed Elena erano bambine, non volevano più avvicinarsi al pollaio, perché già da qualche tempo Nerone tentava di beccarle. Pina e Maria hanno appoggiato subito la decisione di Mario: era giunta l’ora che il bruto finisse in padella. E così fu! C’è voluto tempo per ritrovare la serenità perduta, per tornare a covare di nuovo, ma alla fine mi sono detta. “Ma dove trovo un posto più bello di questo e una padrona migliore della mia Rosalia?”

 

Così sono passati gli anni e adesso vi svelo il morale della favola. Il mio pollaio in via Garibaldi 199 è stato come l’arca di Noè, sia per me, che per le amiche galline e i Merazzi. Gli umani senza noi animali come se la caverebbero? Noi lo sappiamo e facciamo del nostro meglio per adattarci a vivere vicino a loro. Stando insieme diamo un senso alle nostre vite, ci scambiamo favori, accettiamo e rispettiamo il ciclo della natura, perché sappiamo di far parte del creato, dove tutti hanno un posto, un ruolo e degli affetti, che rendono le vite belle e degne di essere vissute. Sì, lo so, Rosalia non era un’Americanella come me, ma il nostro sentimento è sempre stato sincero. Credetemi quando vi dico che Noè ha preferito noi animali ai suoi beni più preziosi perché era uno che la sapeva lunga!